2011

Precisazione di Unipro in merito alla diffusione della notizia relativa a uno studio su presunti effetti nocivi delle creme solari sulla barriera corallina. 

29 aprile 2011

In merito al servizio trasmesso dal TG1 del 27 aprile 2011 che dava notizia di uno studio secondo cui le creme solari causerebbero danni irreparabili alle barriere coralline per effetto dei filtri solari chimici schermanti i raggi UV che indurrebbero un’infezione virale nei coralli, con il loro conseguente sbiancamento e successiva morte, Unipro, l’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche, vuole precisare quanto segue:
• fin dalla sua prima pubblicazione nel gennaio del 2008, gli esperti dell’industria cosmetica italiana ed europea hanno studiato ed analizzato con la massima attenzione la ricerca realizzata dall’Università Politecnica delle Marche ed i suoi risultati, riscontrando alcuni rilevanti difetti metodologici nell’impostazione dello studio che inficiano la validità delle conclusioni della sperimentazione stessa e non permettono di valutare l’effettivo impatto dei filtri UV sulle reali condizioni di vita dei coralli. 

• Lo studio è stato infatti condotto in condizioni artificiali che non riproducono con la dovuta fedeltà quelle che si trovano nell’ambiente naturale. I campioni di corallo sono stati esposti ad alte concentrazioni di prodotti solari - livelli fino ad un milione di volte superiori a quelle dei filtri UV presenti nell’ambiente marino, come si rileva dai dati disponibili nella letteratura scientifica - ed immersi in borse di plastica sigillate riempite con due litri di acqua marina. E’ chiaro come questa modalità di incubazione in contenitori sigillati non permetta la normale circolazione dell’acqua e la rapida diluizione delle sostanze, come invece avviene nella realtà dell’oceano aperto, come anche dichiarato a National Geographic dal Prof. R. van Woesik, esperto di coralli del Florida Institute of Technology .

• Inoltre, lo studio manca nel determinare a quale concentrazione di filtri UV non si osserva lo sbiancamento, ossia la cosiddetta concentrazione di non-effetto, un passaggio indispensabile in ogni indagine scientifica. Tale concentrazione di non-effetto si sarebbe poi dovuta confrontare con i livelli di filtri UV presenti nell’acqua marina, così come misurati durante lo studio (cosa che purtroppo non è stata fatta) oppure così come pubblicati nella letteratura scientifica (vedere nota 3). Al contrario invece, nello studio vengono fatte una serie di congetture, quantomeno discutibili, sulla concentrazione degli ingredienti che si possono ritrovare negli spazi aperti degli oceani marini.

• In assenza di queste informazioni indispensabili (la definizione di una concentrazione di non-effetto e la comparazione con i livelli effettivi di filtri UV nelle acque marine), le conclusioni e le raccomandazioni di questa ricerca, che presenta importanti lacune metodologiche, non possono essere condivise.

• In aggiunta, gli autori non hanno dimostrato il nesso causale tra gli ingredienti delle creme solari ed il fenomeno dello sbiancamento dei coralli. Infatti non hanno tenuto in debita considerazione altri fattori che possono avere una responsabilità in questo fenomeno, come ad esempio la scarsa qualità delle acque marine , la loro temperatura e la presenza di inquinanti (antibiotici, acque di scarico cittadine ).

Oltre a queste considerazioni che riguardano lo studio, Unipro pensa sia importante intervenire rispetto ad alcune affermazioni riportate durante il servizio, anche dalla viva voce del responsabile italiano della ricerca, per chiarire che:
• un prodotto solare può contenere insieme diversi tipi di filtri UV (i cosiddetti filtri sintetici o organici, che assorbono le radiazioni UV ed i cosiddetti filtri fisici o inorganici, che invece riflettono le radiazioni UV). La giusta combinazione di questi due tipologie di filtri nello stesso prodotto solare garantisce la più ampia protezione possibile nella scala delle radiazioni UV: contro i raggi UVA, i principali responsabili dell’invecchiamento prematuro della pelle e contro i raggi UVB, i responsabili delle scottature. Entrambe le radiazioni poi possono indurre nel tempo diverse forme di tumori della pelle.

• Così come ribadito dalla Commissione europea e dal Ministero della Salute italiano in occasione della campagna per la corretta esposizione al sole, l’uso di creme solari appropriate rappresenta la prima regola per proteggersi dai rischi del cancro della pelle, evitare arrossamenti ed eritemi e prevenire il fotoinvecchiamento della pelle. Esistono poi altre importanti precauzioni, tra le quali indossare anche capi di abbigliamento (magliette, cappellini) soprattutto per i bambini e, in generale per tutti, nelle ore più calde della giornata. Tuttavia tali precauzioni non possono mai sostituire il corretto impiego della crema solare.

Concludendo, Unipro vuole ribadire che la sicurezza dei prodotti solari, come per tutti i cosmetici in commercio, è garantita dalla valutazione di un esperto prima dell’immissione in commercio. I filtri UV sono inoltre valutati da un organismo scientifico indipendente (SCCS) e, quando ammessi perché considerati sicuri, vengono inseriti in uno specifico allegato della Direttiva sui prodotti cosmetici .

In particolare Unipro invita a non lanciare inutili allarmismi che potrebbero indurre ad una scelta ed un uso non corretto dei prodotti per la protezione solare che, invece, rivestono un ruolo fondamentale per la tutela della salute e del benessere di tutte le persone, in particolare alla vigilia delle vacanze estive durante le quali l’esposizione al sole è più diffusa.

Unipro, che rappresenta l'industria cosmetica italiana, promuove una puntuale e trasparente informazione su questo ed altri temi di interesse per i consumatori. A questo proposito da luglio del 2010 è online www.abc-cosmetici.it, un sito informativo per la migliore conoscenza dei cosmetici e dei loro ingredienti, in cui è possibile trovare approfondimenti e informazioni su tanti temi e prodotti, tra i quali anche i solari.

 

 

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